Con un’immagine che sembra uscita dai computer del 2002, vogliamo annunciare fieri che parteciperemo anche noi al Rivistarola (o Rivisticidio?), venerdì 14 settembre dalle ore 20.30 in avanti, a Roma, libreria Altroquando (via del Governo vecchio 80-82-84). Se avete Facebook, potete dire che parteciperete all’invito qui; se non l’avete, stampate nella vostra retina questo simpatico post.
Ci saranno un sacco di altre riviste, ma ormai abbiamo perso il conto e dovrete venire di persona per scoprirle.
Alessandra Grande
Ma come si giustifica in questi casi l’editore?
Molti piccoli editori hanno la «sindrome del benefattore», io la chiamo così. Ti dicono: ti faccio fare questa esperienza per 250, 300 euro al mese. Certo ti pago in nero, ti sfrutto, ma intanto ti aiuto a formarti. Il microeditore non ti promette un impiego definitivo, anzi molto spesso ti sprona a cercare altro nel frattempo, con l’alibi che la casa editrice non ti impegnerà tutta la giornata. Il che può essere vero: ma a me è capitato più volte di dover lavorare fino alle 4 di notte all’impaginazione di un libro. Alcuni piccoli editori, non c’è dubbio, sono in malafede; tanti altri invece si ritengono sinceramente dei benefattori. Sono una particolarissima specie di squali-sognatori.
intervista di Ilaria Costantini, sulla Repubblica degli stagisti
Se non vi chiamate Fabio Volo o Giorgio Faletti (e dunque vendete vagonate di libri per il solo fatto di chiamarvi Volo e Faletti), vi siete chiesti perchè vi ostinate ancora a barcamenarvi per l’alto mare aperto della media e piccola editoria? Poiché a scrivere (bene) si fatica da bestie, i riconoscimenti sociali stanno a zero (i simulacri dei premietti condominiali non valgono) e sulle royalties meglio stendere un pietoso velo, o siete sadomasochisti persi oppure, per dirla con il (sagace) titolo del saggio di Federico Di Vita, siete “Pazzi scatenati” (effequ, 2011). Non è che ci sia tanto da girarci intorno: la lettura di questo “libro nero” sull’editoria italiana (dato che i libri neri di questi tempi fanno decisamente trend), a meno di fortissimi disturbi della vista, può spalancarvi gli occhioni belli (e ingenui) sul cul de sac in cui vi siete cacciati il giorno in cui avete deciso di sbugiardare il detto che carmina non dant panem. Di Vita sa benissimo di cosa scrive quando descrive i gironi infernali in cui si contorce l’editoria “de noantri”. Nel suo pamphlet le regioni sulfuree della via crucis libraria, sono scandagliate una a una, con la perizia perfida e implacabile di un regista da mondo movies che furono. Con la sua penna sarcastico-affilata che in un paese normale (come belerebbero i politicanti del nostro scontento), se non proprio Mondadori avrebbe dovuto garantirgli quanto meno di che vivere ultra-dignitosamente, Di Vita ci introduce nelle interzone paurose/perigliose di un settore alla canna del gas (tolti i moloch delle grandi concentrazioni editoriali), affollate da personaggi in cerca (di diritto) d’autore, librai sull’orlo di una crisi di nervi, promotori cazzuti per senso del dovere, tipografi sfangati, stagisti over 40, precari umiliati & offesi, (micro) editori narcisisti patologici, fiere e fieruzze che lasciano il tempo che trovano: resa l’idea, no?. Robusto è anche il novero dei testimonial arruolato ad hoc da Di Vita tra le fila di ex, sedicenti, e/o addetti ai lavori, tutti insieme appassionatamente a rafforzare la tesi ultima e sacrosanta di questo saggio al vetriolo: gli “usi e abusi dell’editoria italiana” cui sbandiera il sottotitolo (terroristico solo per chi fosse deficitario di senso di ironia) altro non sono che la diretta conseguenza di un settore alla frutta; facciamocene tutti una ragione perché così è e così sarà, anche se non ci pare.
Ultima cosa: lo iato che passa tra i libri neri serioso-pontificanti e questo, invece, acuminato & scanzonato di De Vita, è che tra le pagine di “Pazzi scatenati” si sorride spesso. Magari per non piangere, ma si sorride. Dieci e lode al suo misconosciuto autore, alla faccia di Volo e di Faletti.
[sta qui]
Ove si accenna a quel libro di cui siamo fan:
”Ancora due libri recenti di cucina editoriale: il primo Pazzi scatenati di Federico Di Vita, Effequ 2011, ricostruisce bene gli aspetti economici e gli stentati esercizi di equilibrio per la sopravvivenza della piccola e media editoria. Una bella intervista allo stampatore di riferimento degli editori indipendenti a Roma, Roberto Iacobelli, ne racconta la storia. A Iacobelli va tra l’altro il merito della stampa accurata del volume Fare i libri di minimum fax.”
fnin:
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Pazzi scatenati, di Federico di Vita, effequ 2011. Progetto grafico e copertina di Chiara Arnone. pagina 25 (part.), 1
Marco Montanaro recensisce Pazzi scatenati insieme ad altri due libri. Picciola compagnia non galleggiante, da non perdere.