La Passione è un libro di Marco Montanaro, uscito di recente per Untitl.ed, una casa editrice che pesca su internet, e che fa dei libretti che a vederli in rete (dove solo li puoi trovare) sembrano niente di che, e invece, se ce li hai per le mani, sono belli, edizioni scarne ed eleganti, vabbè.
La Passione trattando o meglio prendendo spunto — più che spunto però, attraverso la trascrizione dei comizi di fatto l’autore ricostruisce mimeticamente la campagna elettorale delle elezioni del 2009 (amministrative e provinciali) di Francavilla Fontana (paese pugliese che nell’anno precedente era stato commissariato), campagna elettorale che, come spesso capita, avviene in primavera, durante le processioni della passione, che nel paese pugliese sono particolarmente spettacolari, con i nazareni che vanno in giro per la città abbarbicati a croci etc (non so se li chiamano nazareni a Francavilla, si chiamano così a Siviglia, gli incappucciati vestiti di nero coi cappelli a punta, quelli). La Passione libro costruito come una processione religiosa in quattordici stazioni, via crucis esistenzial-politico-elettorale di un paese, ma non solo, c’è anche quella del protagonista dentro, che vive sulla sua pelle, al di là dell’ironico distacco, quanto capita alla sua città (le parti del libro che ho preferito io sono proprio queste, quando l’autore in dialetto ci gira dentro a questa cittadina e se la ricorda e se la rivive e se la sente scivolare addosso mentre gli sfugge dalle mani, che mica la riesci a controllare una città, e allora la guardi esterrefatto, ammirato, amante, ferito, deluso e tutte quelle cose che come potete immaginare capitano quando vuoi bene a un posto bello trattato male, dove sei nato, e che nonostante tutto ti sconvolge da dentro e ti fa vibrare, pure se lo guardi con distacco, pure se non ci tieni a farlo notare — che poi il Nostro secondo me, invece, ci tiene).
In questa misura Marco Montanaro ha scritto uno strano romanzo della sua giovinezza e, più consapevolmente, il romanzo di Francavilla - dubito che la stessa città abbia prodotto un inno letterario a se stessa più bello delle pagine che le sono dedicate in questo libro.
E poi ci stanno strani corsivi, che sono biblici, e se vai a vedere sono proprio troppo biblici per non esserlo, e allora scopri che sì, in qualche misura lo sono proprio, nel senso che sono tratti (e/o rimodellati) su passi della Bibbia, dell’Ecclesiaste, mi ha confermato in chat l’autore (perché sì, ragazzi, questo libro il rischio è che ci possa entrare in contatto solo chi conosce personalmente Marco Montanaro o la casa editrice, e invece sarebbe meglio se non fosse così), e niente Marco Montanaro medesimo mi ha confermato che i corsivi biblici sono tratti dall’Ecclesiaste, tranne quelli coi cartoni di pizza che era materia che evidentemente il signore che ha scritto l’Ecclesiaste non dominava.
E poi ci sono i comizi avvenuti in quei giorni, una processione di comizi, una teoria di comizi, un rosario di comizi. I comizi, la trascrizione palora-per-palora degli stessi, è la parte sarcastica del libro. Perché i politici un po’ fanno pena e un po’ fanno schifo, mica tanto, un po’. E i loro ammiccare, le loro ignoranze, le inclinazioni sono ridicole, e io ho dedotto, leggendo e ancor più parlandone con l’autore (questo mi rendo conto che si chiama barare, mica si scrivono così le recensioni, ma tanto qui stiamo sul tumblr, chi volete che legga), insomma ho dedotto che il suo intento era fare la farsa, ma io più di una farsa ci vedevo un intento mimetico, hai riscritto i Malavoglia, gli ho scritto in chat, dì la verità, hai riscritto i Malavoglia, ho letto ancora troppo poco ma hai riscritto i Malavoglia. Continua a leggere mi ha detto, che io più che la mimesi ci vedo la parodia, ma leggi che mi interessa sapere come si legge da lontano (io scrivo da Roma), e alla fine la confermo quella prima impressione. La Passione tra il suo impasto linguistico francavillese-italiano e le sue trascrizioni è opera eminentemente mimetica, grazie alla voce e allo sguardo del narratore si giova di freschezza, tanta tenerezza (e spessore letterario), e quando è farsa, macchietta, lo è perché ad esserlo è la realtà riportata, che risulta immortalata in una specie di magnetofono, impressa nella memoria di un cellulare con la telecamerina, che fa le riprese mosse, che certo ci sarà qualche sporcizia, del rumore di fondo, una mano poco ferma, ma perché, nel mondo non c’è?